Lanario

Lanario

Falco biarmicus feldeggii Schlegel, 1843

Lanario - Adulto in volo

Lanario - Adulto in volo

Morfologia

Lunghezza 44 - 49 cm, apertura alare 100 - 110 cm. Femmina più grande di 1/3 del maschio.

Adulto: superiormente grigio cenere, con coda e groppone più chiari del mantello; nuca e parti posteriori del capo giallastre o rossicce e mustacchi scuri; inferiormente biancastro, con gocciolature scure sul petto (pressoché assenti in alcuni individui) e barrature sui fianchi (più marcate) ed il ventre; copritrici inferiori macchiate di scuro; remiganti superiormente grigio-ardesia, inferiormente grigiastre con barrature chiare; timoniere superiormente grigie con barrature castane, inferiormente grigiastre con barrature più chiare; iride scura; cera, circoli orbitali, tarsi e zampe gialli.

Giovane: tendente al bruno nelle parti superiori, con bordature fulve all’apice delle penne e barrature giallastre; petto e ventre con fitte striature nerastre; copritrici inferiori più nettamente macchiate di scuro; bordatura chiara di remiganti e timoniere più marcata che negli adulti; cera, circoli orbitali, tarsi e zampe grigio-azzurrognoli.

Ambiente

Il Lanario predilige ambienti aridi, a vegetazione steppica, ma è in grado di adattarsi a condizioni ecologiche notevolmente diversificate.

Lanario - Maschio adulto con preda

Lanario - Maschio adulto con preda

Nella regione mediterranea la sottospecie feldeggii si riproduce su pareti rocciose che dominano aree aperte come pascoli e monocolture cerealicole, alternate a superfici alberate di modesta estensione (come uliveti, agrumeti, formazioni di latifoglie). In Sicilia tali territori sono generalmente lontani dalla costa e compresi fra 200 a 1000 m circa s.l.m.

Nelle aree montuose dell’Italia peninsulare una parte della popolazione occupa territori caratterizzati da estese formazioni forestali, spesso intercalate a pascoli cespugliati e formazioni calanchifere.

Biologia

Specie sedentaria e territoriale, si nutre in prevalenza di Uccelli di medie e piccole dimensioni. Fra questi, le prede più frequenti sono risultate la Gazza (Pica pica): 16,5%; il Piccione selvatico (Columba livia): 16,3%; la Passera sarda (Passer hispaniolensis): 12,9%; la Taccola (Corvus monedula): 6% [cfr. Massa et al., 1991]. Nella sua dieta rientrano anche Artropodi (principalmente Insetti), Mammiferi (come ratti e giovani conigli), Rettili e molto più raramente Anfibi (il Rospo comune Bufo bufo).

Gli Uccelli sono generalmente catturati in volo: in molti casi il Lanario attacca dall’alto con picchiate verticali od oblique rapidissime; altre volte insegue le prede mantenendosi poco al di sotto di esse per sfruttarne l’angolo morto di visuale e afferrarle posteriormente. Tali tecniche di caccia sono simili a quelle adottate dal Pellegrino (Falco peregrinus). Diversamente da quest’ultimo, però, nell’esplorazione del territorio pratica con discreta frequenza il volo librato (hanging e hovering) e spesso insidia le prede con volo radente per ghermirle sul terreno. In periodo riproduttivo i sessi cooperano molto spesso nell’attività predatoria con azioni coordinate.

Si riproduce su pareti naturali, generalmente calcaree o arenacee, anche di altezza modesta (da 10 a 50 m in Sicilia) e costituite da materiali altamente friabili [Ciaccio A., Dimarca A., 1985). Le parate nuziali, accompagnate da emissioni vocali, vengono eseguite già in dicembre-gennaio, ma principalmente in febbraio, anche a notevole distanza dal sito riproduttivo: consistono in planate della coppia, risalite e picchiate del maschio, talora rivolte verso la femmina, la quale si rigira mostrando gli artigli (mock fight). In alcuni casi i due sessi si agganciano in volo e discendono in caduta vorticosa (whirling). Coppie in copula sono state osservate da gennaio a marzo.

Lanario - Giovane

Lanario - Giovane

Le uova vengono deposte su cenge o più spesso all’interno di cavità, senza alcun apporto di materiale. Frequente è l’utilizzo di nidi costruiti dal Corvo imperiale (Corvus corax), corvide che in periodo riproduttivo può occupare le stesse pareti utilizzate dal falconide nidificando contemporaneamente a breve distanza (anche a poche decine di metri). Tale condivisione dei siti riproduttivi comporta interazioni aggressive fra le due specie. La deposizione ha luogo generalmente a marzo, ma talora anche a metà febbraio o in aprile. Le uova, da una a quattro, sono bianche con macchie scure e misurano mm 48,4 – 55,3 x 38,8 – 42,4 [cfr. Massa et al., cit.]: vengono deposte a intervalli di uno o due giorni. L’incubazione è compiuta da entrambi i sessi, ma prevalentemente dalla femmina, e si protrae per 28 – 38 giorni. I pulcini, che schiudono a intervalli di un giorno o poco più, vengono coperti dalla madre per sette – dieci giorni. Nelle settimane successive il periodo di permanenza delle femmine nel nido o nei suoi dintorni è piuttosto variabile: alcune vigilano costantemente sui pulcini, mentre altre si allontanano per lunghi periodi, coadiuvando il compagno nella caccia. A circa quattro settimane i giovani falconi sono ben impiumati e cominciano ad alimentarsi da soli; fra i trentacinque e i quaranta giorni, dopo essersi allenati per circa una settimana battendo le ali nel nido, s’involano: in Sicilia ciò avviene in un periodo compreso fra la terza decade di aprile e i primi di giugno, più frequentemente nella seconda decade di maggio. Dopo l’involo, fino ad agosto-settembre essi rimangono con i genitori che li addestrano alla caccia; successivamente si disperdono in erratismo.

A cominciare dai primi anni del Duemila si è assistito a una progressiva occupazione di parte rilevante dei siti storici di Lanario da parte del Pellegrino, falconide da un ventennio in forte espansione demografica. Sino alla fine del Novecento, il rischio di interferenza fra le due specie è stato ridotto dalla parziale diversificazione dei siti riproduttivi (il Pellegrino era di norma legato a costoni più elevati) e del regime alimentare (a spettro più ampio nel Lanario e comprendente soprattutto uccelli sedentari, anziché migratori). Le popolazioni dei due falconi apparivano in equilibrio: 90 - 100 coppie per il Lanario, 150 – 200 per il Pellegrino, con lieve predominanza del Lanario nelle aree interne più aride. Oggi tale equilibrio sembra essersi spezzato a favore della specie di minore interesse protezionistico per una serie di fattori concomitanti ancora da indagare, ma almeno in parte di origine antropica: il Lanario, infatti, è molto sensibile al disturbo dei siti riproduttivi e alla trasformazione dell’habitat, diversamente dal Pellegrino, che risulta ormai ben adattato anche all’ambiente urbano.

Distribuzione

Il Lanario è distribuito in Africa, Europa meridionale e Medio Oriente.

La sottospecie Falco biarmicus feldeggii Schlegel 1843 occupa le aree meridionali del Paleartico occidentale comprese fra l’Italia e la regione caucasica. Le sottospecie extraeuropee sono distribuite in Nord-Africa (F. b. erlangeri Kleinschmidt 1901), Medio Oriente (F. b. tanypterus Schlegel 1844), Africa centrale sub-sahariana (F.b. abyssinicus Neumann 1904) e Africa australe (F. b. biarmicus Temminck 1825).

In Italia il Lanario occupa un areale discontinuo che si estende dall’Appennino emiliano alla Sicilia meridionale.

Stato di conservazione

Secondo la Lista Rossa italiana, il Lanario rientra nella categoria IUCN di vulnerabile (VU). BirdLife International ha classificato questo falconide come SPEC3 (una specie le cui popolazioni non sono concentrate in Europa, ma che in Europa presentano uno stato di conservazione sfavorevole) e come vulnerabile per le ridotte dimensioni delle popolazioni europee e il moderato declino che ha attraversato negli ultimi decenni (BirdLife International, 2004).

La popolazione italiana è distribuita nel territorio peninsulare con forte discontinuità e in prevalenza concentrata in Sicilia, segnatamente nella porzione centro-meridionale. Tale popolazione costituisce almeno il 35% della popolazione mondiale della sottospecie feldeggii e riveste, pertanto, un ruolo chiave nella conservazione del taxon.

Il Piano d’Azione del Lanario (Andreotti & Leonardi, 2007) indica per il nostro Paese una popolazione stimata in 140 - 172 coppie. Tale stima, tuttavia, considerata la netta diminuzione e talora persino scomparsa della specie in alcuni degli areali riportati nel Piano citato, non sembra rispecchiare la situazione fortemente critica delineatasi negli ultimi anni. La popolazione siciliana, in particolare, pur rimanendo la più consistente d’Europa, ha subito nell’ultimo ventennio un calo allarmante: delle circa cento coppie censite nei primi anni Novanta del Novecento rimangono probabilmente meno di sessanta coppie. Tra i fattori che hanno inciso maggiormente su tale declino vanno segnalati: 1) un massiccio prelievo di giovani nei nidi alimentato dal traffico di rapaci destinati alla falconeria; 2) le alterazioni ambientali intervenute con la modifica delle pratiche agro-silvo-pastorali e la realizzazione di centrali eoliche, elettrodotti e cave di estrazione; 3) il disturbo delle coppie in riproduzione provocato da attività del tempo libero come scalate, escursionismo, caccia fotografica e parapendio; 4) la competizione con il Pellegrino.

Saverio Cacopardi

Riferimenti bibliografici

Andreotti A. e Leonardi G. (a cura di), 2007 – Piano d’azione nazionale per il Lanario (Falco biarmicus feldeggii). Quad. Cons. Natura, 24, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.

BirdLife International, 2004 – Birds in Europe. Population estimates, trends and conservation status. BirdLife Conservation Series n. 12, BirdLife International, Cambridige.

Ciaccio A., Dimarca A., 1985 – Lanario Falco biarmicus. In: Massa B. (ed.), Atlas Faunae SiciliaeAves, Naturalista siciliano, IX (suppl.): 58-59.

Massa B., Lo Valvo F., Siracusa M., Ciaccio A., 1991 – Il Lanario (Falco biarmicus feldeggii) in Italia: status, biologia e tassonomia. Naturalista siciliano, XV: 27 – 63.