Capovaccaio

Capovaccaio

Neophron percnopterus Linnaeus, 1758

Morfologia Lunghezza: 59 – 70 cm; apertura alare: 146 – 170 cm.

Adulto: livrea bianca in netto contrasto con remiganti primarie nere, remiganti secondarie inferiormente nere e superiormente grigie, copritrici interne superiori nere o grigiastre. Pelle nuda della testa giallo ocra, contornata di piume giallastre, allungate a mo’ di pennacchio. Becco con base giallastra, poi scuro con apice nero. Tarsi e zampe rosa-giallastre. Iride rosso scuro.

Giovane: livrea bruno scura o nerastra, più chiara nelle copritrici superiori e nel sopraccoda. Pelle nuda della testa grigiastra. Tarsi e zampe grigi. Iride scura.

L’abito di adulto viene acquisito a cinque – sette anni, attraverso una serie di livree intermedie.

Distintiva della specie è in ogni età la coda cuneiforme.

Nella più piccola sottospecie indiana N. p. ginginianus il becco degli adulti è chiaro o giallastro.

Ambiente
Capovaccaio - Adulto

Capovaccaio - Adulto

Predilige ambienti aperti, come pascoli, steppe e colture cerealicole, in cui rinviene pareti rocciose adatte alla riproduzione. In Italia è presente dal livello del mare a 1000 – 1500 m di quota (cfr. Liberatori e Massa, 1992) con preferenza per aree collinari caratterizzate da clima arido e secco.

Nei quartieri di svernamento occupa fasce semi desertiche o desertiche in cui predominano vasti pascoli aridi.

Biologia

Specie opportunista e in prevalenza necrofaga, è strettamente legata alla presenza di bestiame al pascolo brado, che segue talvolta anche per intere giornate. Poiché la struttura esile del becco non gli consente di violare carcasse di grandi dimensioni, il Capovaccaio ricerca soprattutto i resti di piccoli animali, placente, feti abortiti, interiora e altri residui di macellazione. In Sicilia è nota una coppia assidua frequentatrice di una piccola discarica adiacente a un allevamento di polli, nella quale va e viene portando via resti di galline.

Si nutre anche dello sterco di erbivori, dal quale assume i carotenoidi che accentuano la pigmentazione giallo-ocra della pelle facciale, carattere che può rappresentare per i partner un segnale affidabile di idoneità al successo riproduttivo (Negro et al., 2002).

Preda regolarmente artropodi e occasionalmente piccoli vertebrati, come rospi, serpenti e testuggini. Può razziare i nidi di altri uccelli rupicoli: in Sicilia è stata accertata l’uccisione di pulcini di Allocco (Strix aluco) e di Poiana (Buteo buteo).

In Africa infrange le uova di Struzzo servendosi di sassi trattenuti nel becco (Thouless et al., 1998).

Specie migratrice, arriva in Italia a marzo, dopo avere svernato a sud del Sahara. Tra la fine di marzo e la prima metà di aprile, le coppie danno luogo ad attività di parata, a volte spettacolari: un susseguirsi di picchiate, voli a festoni, inseguimenti e agganci aerei con gli artigli.

La copula è preceduta da una sequenza di movimenti ritualizzati: una sorta di danza in cui i partner cercano di imitarsi reciprocamente.

Si riproduce su pareti naturali, a volte basse e di facile accesso. Il nido, costruito da entrambi i sessi, è situato all’interno di cavità o comunque in punti ben nascosti; viene accuratamente rivestito con lana e frammenti di pelli di animali. Non di rado le coppie riutilizzano vecchi nidi di Corvo imperiale (Corvus corax) o di altri rapaci, compresi quelli, enormi, di Aquila reale (Aquila chrysaetos).

Le uova, una o due, vengono di solito deposte nel mese di aprile, eccezionalmente a fine marzo. L’incubazione, svolta in prevalenza dalla femmina, si protrae per oltre 40 giorni.

Durante la cova e il successivo allevamento dei giovani, la specie diventa particolarmente guardinga ed elusiva: la totale assenza degli adulti nell’arco di ampi periodi della giornata induce facilmente gli osservatori a bollare come “deserti” anche siti in realtà regolarmente occupati.

Le uova schiudono tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Nelle prime due o tre settimane di vita i piccoli vengono costantemente accuditi dalla femmina, che li copre dal sole e protegge da eventuali predatori, mentre il maschio girovaga in cerca di cibo. Superata la fase più delicata dell’allevamento dei giovani, durante la quale è necessario che l’apporto di cibo sia regolare e che la temperatura dei piccoli si mantenga su valori costanti, anche la femmina si dedica all’esplorazione del territorio.

Gli involi avvengono tra la fine di luglio e la prima metà di agosto, a quasi tre mesi dalla schiusa. Già dopo pochi giorni, i giovani sono in grado di seguire i genitori. Per un paio di settimane restano nelle vicinanze del nido, dove gli adulti portano ancora del cibo. La maturità sessuale viene raggiunta al quinto o sesto anno di vita.

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre tutti gli individui adulti intraprendono la migrazione post-riproduttiva. Il volo verso l’Africa segue rotte che consentono di evitare l’attraversamento di ampi tratti di mare, sfruttando la presenza di stretti. I capovaccai italiani effettuano il passaggio dalla Sicilia alla Tunisia compiendo brevi spostamenti attraverso le isole di Marettimo e Pantelleria.

I giovani si trattengono nei territori di nascita per buona parte di settembre e in alcuni casi fino a ottobre inoltrato: ciò li espone ai rischi legati alla stagione venatoria, che per di più opaz<0’zxin Sicilia viene aperta anticipatamente. Una volta raggiunti i quartieri di svernamento africani, i giovani capovaccai vi rimangono fino alle soglie della maturità sessuale. Passeranno dunque almeno quattro o cinque anni prima che facciano ritorno nelle regioni ove sono nati.

Distribuzione

Il Capovaccaio occupa con tre sottospecie un vasto areale del Vecchio Mondo.

La sottospecie nominale, N. p. percnopterus, è distribuita in Europa meridionale, Africa settentrionale, Medio Oriente, Asia centrale e India nord-occidentale. Le sue popolazioni si riproducono nella zona temperata e migrano a sud durante l'inverno.

La sottospecie N. p. ginginianus è presente dal Nepal all’India meridionale.

N. p. majorensis è circoscritta alle Canarie orientali. Diversamente dalle popolazioni vicine presenti in Africa ed Europa meridionale, non ha abitudini migratorie.

Stato di conservazione

Nel 2007 il Capovaccaio è stato classificato da BirdLife International come specie minacciata di estinzione a livello globale (endangered) in seguito al forte declino cui è andata incontro gran parte delle popolazioni negli ultimi anni (cfr. BirdLife International, 2007). Conseguentemente, va considerato di prioritario interesse conservazionistico a livello europeo (SPEC 1).

In Italia la popolazione di Capovaccaio ha subito un tracollo drammatico nel corso dell’ultimo quarantennio: 80 coppie negli anni Settanta, 50 coppie negli anni Ottanta, non più di 20 nel Duemila.

Tra i fattori che hanno influito maggiormente su questo netto calo demografico vanno segnalati: 1) il regresso della pastorizia allo stato brado, soppiantata da pratiche zootecniche intensive; 2) l’avvelenamento da pesticidi, rodenticidi ed esche destinate a volpi e cani randagi; 3) l’abbattimento illegale, connesso in parte al commercio delle spoglie a scopo tassidermistico, in parte a credenze radicate in ambienti agro-pastorali (alcuni allevatori, avendo visto capovaccai stazionare vicino pecore partorienti per raccoglierne le placente, li consideravano responsabili dell’uccisione di agnelli appena nati); 4) la trasformazione degli habitat, in particolare l’urbanizzazione delle campagne, la riduzione delle superfici destinate a seminativo e a pascolo, la realizzazione di centrali eoliche ed elettrodotti in prossimità di alcuni siti riproduttivi; 5) l’eliminazione dei resti animali mediante incenerimento, imposta dalla normativa vigente per ragioni di salute pubblica e profilassi ambientale; 6) il prelievo illegale di nidiacei perpetrato verosimilmente per collezionismo (Cortone e Mirabelli, 1986; Salvo, 1994; Di Vittorio et al., 2000) e verificatosi anche in tempi recenti, come dimostra il sequestro di due individui detenuti in cattività disposto dalla Procura di Enna nel giugno 2006.

La Sicilia, anche nel secolo scorso roccaforte della specie in Italia, ospita attualmente solo cinque coppie nidificanti. Si consideri che nel 1982 le coppie accertate erano venticinque (cfr. Ciaccio e Ruggeri, 2007).

La popolazione peninsulare è ormai costituita da appena due coppie certe, entrambe localizzate in Basilicata. Non si hanno più notizie dell’ultima coppia calabra e di quella pugliese, che pure avevano entrambe nidificato nel 2014.

La situazione tratteggiata è critica. Tuttavia, si deve segnalare che la stagione riproduttiva 2015 ha avuto esiti positivi: dai nidi italiani sono stati portati all’involo dodici giovani capovaccai. Il dato è incoraggiante, ma per il nostro Paese non si può ancora parlare di una vera ripresa demografica (fenomeno che si è invece ben delineato in Grecia e in Turchia).

Per salvaguardare questa specie così vulnerabile, occorre intervenire su più fronti. In particolare: 1) la liberazione di individui nati in cattività nella speranza che, raggiunta la maturità sessuale, possano tornare a riprodursi nelle zone in cui sono stati rilasciati (al momento, però, nessuno degli individui immessi in natura ha mai nidificato); 2) il controllo e la sorveglianza dei siti attivi per prevenirne il disturbo o il saccheggio; 3) l’incremento delle risorse trofiche mediante allestimento di piccoli carnai; 4) un’attenta gestione ambientale delle aree in cui nidifica.

Salvo Grenci

Riferimenti bibliografici

BIRDLIFE INTERNATIONAL, 2007 - Species factsheet: Neophron percnopterus. Downloaded .from http://www.birdlife.org on 14/2/2008.

CIACCIO A., L. RUGGIERI, 2007 - Il declino del Capovaccaio Neophron percnopterus in Sicilia. Quaderni di birdwatching, 17.

CORTONE P., P. MIRABELLI, 1986 - Riadozione da parte di una coppia di Capovaccai,Neophron percnopterus, dei giovani precedentemente sottratti al nido. Riv. ital. Orn., 56: 106-107.

DI VITTORIO M., S. GRENCI, D. CAMPOBELLO, 2000 - Status di Aquila reale Aquila chrysaetos, Aquila del Bonelli Hieraaetus fasciatus e Capovaccaio Neophron percnopterus in Sicilia. Alula, 7: 57-63.

LIBERATORI F., B. MASSA, 1992 – Capovaccaio Neophron percnopterus. In: Brichetti P., P. De Franceschi, N. Baccetti (eds.), Fauna d’Italia, Aves I. Calderini, Bologna: 488-494.

NEGRO J. J, J. M. GRANDE, J. L. TELLA, J. GARRIDO, D. HORNERO, J. A. DONAZAR, J. A. SANCHEZ-ZAPATA, J.R. BENITEZ, M. BARCELL, 2002 - An unusual source of essential carotenoids. Nature, 416: 807 - 808.

SALVO G., 1994 - Status del Capovaccaio, Neophron percnopterus, in Sicilia. Riv. ital. Orn., 63: 230-232.

THOULESS C. R., J. H. FANSHAWE, B. C. R. BERTRAM, 1989 - Egyptian Vultures Neophron percnopterus

and Ostrich Struthio camelus eggs: the origins of stone-throwing behaviour. Ibis, 131: 9-15.