Aquila del Bonelli

Aquila del Bonelli

Aquila fasciata (Vieillot, 1822)

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Nota tassonomica

L’Aquila del Bonelli (Aquila fasciata), fino a qualche anno fa considerata afferente al genere Hieraaetus, è stata recentemente attribuita al genere Aquila, sulla base di studi effettuati sul DNA nucleare e mitocondriale (Helbig et al., 2005; Lerner e Mindell, 2005)

Morfologia

Lunghezza totale 65 – 72 cm; apertura alare 145 -175 cm; peso M: 1500-2160 gr, F 2000- 2160 gr. ( Brichetti P., Fracasso G. 2003).

Adulto: parti inferiori biancastre con striature scure e “calzari” scuri, superiormente colorazione omogenea bruno-grigiastra e caratteristica zona biancastra di forma grosso modo triangolare sul dorso, di dimensioni variabili da individuo ad individuo. Coda di forma squadrata con colorazione grigiastra inferiormente e con banda terminale scura; inferiormente le ali presentano una larga banda diagonale nera, dovuta alla colorazione molto scura delle grandi copritrici, la quale si allarga formando una “tacca carpale” di dimensioni estese , che divide la porzione del braccio (piccole e medie copritrici) biancastro con striature scure come nel resto del corpo dalle remiganti con colorazione grigiastra. L’iride presenta una colorazione da giallastra ad ambrata; becco grigio con punta più scura; cera e zampe gialle.

Giovani: Parti superiori uniformemente di colore bruno scuro, quelle inferiori fulvo - castano più o meno intenso, debolmente e non sempre striate di scuro. La coda vista da sotto presenta delle barrature regolari e distanziate, senza barra terminale. Le ali viste da sotto presentano una evidente e regolare barratura sottile in contrasto con una colorazione marcatamente più scura della remiganti primarie. Tacca carpale poco estesa o del tutto assente. Iride bruna.

Il piumaggio raggiunge la colorazione da adulto nel giro di 4 o 5 anni con presenza di piumaggi intermedi.

Habitat

L'Aquila del Bonelli è legata alla presenza di una commistione tra habitat naturali, in particolare macchia bassa e praterie, anche intervallate da aree boscate di modeste superfici, ed ambienti agricoli xerici, in particolar modo da formazioni cerealicole estensive. Questi habitat, nella loro interazione, danno origine ad una formazione paesaggistica caratteristica degli ambienti mediterranei, la pseudosteppa, al momento purtroppo in Europa in forte diminuzione (Di Vittorio et. al. 2012).. FOTO-SITO-GTR2Fondamentale è, all'interno dei territori occupati, la presenza di pareti rocciose idonee alla costruzione dei nidi, che non sempre devono essere di rilevanti dimensioni. Nonostante sia piuttosto tollerante, rispetto ad altre specie, a moderate forme di disturbo antropico (Di Vittorio et al. 2012), può decisamente essere sensibile a parossistici interventi territoriali, quali realizzazione di strade ed infrastrutture analoghe (Dobado-Berrios et al 1998; Ontiveros, 1997).

La Sicilia rappresenta l'unico territorio italiano in cui è accertata la presenza della specie come nidificante e quindi ospita praticamente l'intera popolazione della specie (Di Vittorio et al., 2012, Lòpez- Lòpez et al., 2012).

In Italia l’Aquila del Bonelli è una specie termofila, confermando questa caratteristica nota per altre aree geografiche (Ontiveros & Pleguezuelos 2003, Munòz et al. 2005) e frequenta ambienti tipicamente mediterranei, e preferisce ambienti caldi e asciutti con presenza di pareti rocciose, zone aperte naturali ed agricole miste a macchia e boschetti e incolti e pascoli erbosi, ambienti che favoriscono l’accessibilità alle prede, principalmente conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e piccioni (Columba livia).

Biologia

L’Aquila del Bonelli ha un ampio spettro alimentare che comprende mammiferi di medio-piccole dimensioni, uccelli e rettili a seconda della loro disponibilità. Preda preferibilmente il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus ) tra i mammiferi, che in termini di biomassa rappresenta la componente principale nella dieta, mentre tra gli uccelli predilige quelli di media taglia come columbidi e corvidi, dimostrando una certa specializzazione e tecniche differenti nella cattura in volo a seconda della preda. Tra i rettili è stata osservata la cattura di lucertole e serpenti. Spesso la caccia avviene in coppia mediante cooperazione. In Sicilia la dieta sembra essere costituita principalmente, considerando frequenza e biomassa, dal coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), Taccola (Corvus monedula), Piccione ( Columbia livia), Colombaccio (Columba palumbus).

La tecnica di caccia più sovente è quella che consiste nello scivolare lungo il fianco di una parete rocciosa per poi sorvolare a bassa quota tra cespugli e zone rocciose in modo da cogliere le prede di sorpresa.

Specie sedentaria e territoriale, manifesta con i voli a festoni il comportamento territoriale fino a due mesi precedenti l’inizio della stagione riproduttiva che comincia tra Gennaio e Febbraio, tali voli si manifestano anche come rinsaldamento della coppia che si accinge a nidificare, con le caratteristiche acrobazie ed evoluzioni aeree (looping) accompagnati da tipici richiami. Durante il comportamento territoriale e durante la stagione riproduttiva dimostra una certa aggressività nei confronti degli altri rapaci, compresi avvoltoi.

Specie monogama, con coppie isolate, costruisce il nido su pareti rocciose, con rami e materiale vegetale vario raccolti e apportati al nido durante tutta la stagione riproduttiva. Costruisce anche più nidi che utilizza a rotazione durante le successive stagioni riproduttive per una media in Sicilia di 3.28 nidi per coppia (Di Vittorio et al 2000). Il nido può arrivare ad un diametro di 2 metri e raggiungere una notevole dimensione nel corso degli anni. Può condividere la stessa parete rocciosa anche con altre specie di rapaci, se la conformazione lo permette, come il Falco pellegrino (Falco peregrinus), anche se generalmente le interazioni tendono ad essere continue ed aggressive.

La deposizione avviene tra i mesi di Febbraio e Marzo, anche se sono note deposizioni tardive o di sostituzione anche fino al mese di Aprile; vengono deposte 1 o 2 uova covate prevalentemente dalla femmina per 37 – 44 giorni. Misure medie: 69,2 x 52,9 mm; dopo la schiusa è la femmina che generalmente continua a coprire i pulli per la loro termoregolazione, mentre il maschio si occupa di procacciare il cibo che viene parzialmente consumato e poi lasciato al nido, dove è la femmina che si occupa di offrirlo ai giovani in piccoli bocconi. Raggiunti i 15 giorni di età i giovani cominciano ad essere lasciati soli al nido e dopo 30 – 45 giorni si alimentano da soli. L’involo avviene dopo circa 65 giorni dalla nascita.

In Sicilia sono note anche covate di 3 uova con successivo involo di tutti i pulcini allevati (Salvo G. com. pers.).

Nel caso di schiusa di più uova, sono stati osservati episodi di così detto cainismo, un comportamento aggressivo tipico nel genere Aquila, messo in atto da uno dei giovanissimi pulcini nei confronti del fratello, solo fino a pochi giorni di vita, ma che non sempre porta alla morte dell’individuo oggetto di attacchi ripetuti.

In Sicilia è stata riscontrata un’ alta produttività e un alto tasso di involo dei giovani, quest’ultimo legato al successo riproduttivo delle nidiate con due pulcini, fenomeno non sempre riscontrato in altri areali di distribuzione della specie (Di Vittorio et al 2000).

Dopo l’involo i giovani restano per alcune settimane insieme ai genitori i quali provvedono a procacciare il cibo e ad insegnare progressivamente le tecniche di caccia per renderli autonomi. I giovani durante i mesi autunnali ed invernali sono erratici e possono frequentare aree pianeggianti e bacini idrici, cosa che ne favorirebbe una maggiore disponibilità di prede (Moleòn, Bautista, 2011).

Recenti studi (Lòpez Lòpez , Sarà and Di Vittorio 2012) hanno evidenziato come la demografia di questa specie sia particolarmente sensibile alla mortalità giovanile che influenza, contestualmente alla mortalità degli adulti, la sua conservazione.

Distribuzione

L’Aquila del Bonelli è una specie politipica a distribuzione paleartico-paleotropicale (Boano e Brichetti 1989) con due sottospecie riconosciute, A. fasciata fasciata (Vieillot, 1822) e A. fasciata renschi (Stresemann, 1932). Oggi la popolazione europea di questa specie è stimata in 938-1039 coppie di cui l’80% vive in Spagna ed è attualmente inserita nella Categoria EN (endagered) della Red List dell’IUCN (BirdLife International. 2011) in quanto in sensibile diminuzione in tutto l’areale Europa.

Un tempo l’Aquila di Bonelli era abbastanza diffusa in Sicilia, Sardegna e nell’Appennino meridionale (Cortone e Mirabelli, 1984; Hagemeijer e Blair, 1997). In Sardegna la specie ha subito un forte calo a partire dagli anni 60, portando la popolazione a sole 3 coppie nidificanti alla fine degli anni 70 (Lo Valvo e Massa, 1992). Attualmente non sussistono prove di nidificazioni in Sardegna (Schenk in verbis in Lòpez et al. 2012) In Sicilia vive l'unica popolazione certamente nidificante in Italia. Nel corso degli anni però, anche nell’isola si è registrato un calo della popolazione con una diminuzione dalle 40 coppie nidificanti stimate negli anni 70 (Massa 1976) alle 13 indicate nel 2000 (Di Vittorio 2000). Recentemente si è avuto un leggero incremento, con 22 -25 coppie nidificanti (Di Vittorio 2011).

I più recenti censimenti effettuati da questo GTR hanno permesso di accertare la presenza di circa 40 coppie. Lo status attualmente riscontrato è frutto da un lato di un maggiore sforzo di ricerca, che ha portato alla considerazione di diversi siti riproduttivi prima non noti ed all’interscambio di informazioni tra i ricercatori, ed all’altro ad un effettivo aumento della popolazione probabilmente dovuto all’attività di monitoraggio e sorveglianza ai siti avvenuto dopo la scoperta e denuncia del traffico che ha interessato la specie negli ultimi decenni: sono stati infatti, negli ultimi 4 anni, scoperti 7 nuovi siti riproduttivi, ossia nuove colonizzazioni di territori in cui la specie era di certo, nei periodi precedenti recenti, non presente.

Stato di conservazione

L’Aquila del Bonelli è presente sotto le categorie di tutela : SPEC 3; Direttiva Uccelli CEE All.I Sp. Prioritaria; Berna All. II; Bonn All. II CITES APP. I, Part prot. 157/92. Lista Rossa : in pericolo in modo critico (CR).

Le minacce per la conservazione della specie sono imputabili alla trasformazione dell’habitat, disturbo antropico durante la riproduzione; saccheggio dei nidi; collisione con cavi; diminuzione della popolazione di Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) ; uso dei bocconi avvelenati.

Per quel che concerne il disturbo antropico è provato come la presenza di rocciatori e continui disturbi nei pressi della parete di nidificazione inducano le aquile ad abbandonare la covata; inoltre il saccheggio dei nidi da parte di bracconieri che immettono i giovani sul mercato nero, destinati al mondo della falconeria, nonché l’abbattimento di individui adulti alimentato dal collezionismo delle pelli, ha un’ incidenza notevole sull’andamento della popolazione, soprattutto se considerato l’alto tasso di mortalità dei giovani dopo l’involo, stimato intorno al 90% secondo studi effettuati in Spagna.

Durante uno studio condotto tra il 1990 e 1998 sulla popolazione siciliana è stato notato come nonostante il tasso di produttività e il tasso di involo siano rimasti costanti e in termini soddisfacenti per la biologia della specie, sia stato notato un basso valore delle nidificazioni riuscite rispetto a quelle seguite (Di Vittorio et al 2000), con un andamento in decrescita della popolazione nidificante.

I recenti monitoraggi messi in atto da questo GTR, durante gli ultimi quattro anni, hanno permesso di valutare e confermare un’ alta produttività nonché alto tasso di involo delle nidificazioni seguite, mettendo in risalto che esiste un problema di conservazione della specie non legato allo stato di salute della popolazione nidificante siciliana, ma piuttosto a fenomeni di bracconaggio e di gestione del territorio.

In questi ultimi anni di sorveglianza è stato inoltre rilevato che in almeno il 35% dei siti monitorati la coppia risulta essere mista, ossia uno degli individui risulta essere immaturo o subadulto, fenomeno che potrebbe evidenziare un problema demografico da riferire ad un’alto tasso di mortalità adulta, stimata per la Sicilia in 10.20% annuo (Di Vittorio 2007; Lopez et al.2012), simile a quello rilevato in altri studi riguardanti la specie in aree con problematiche di conservazione simili.

Al momento la popolazione siciliana di questo raro rapace sembra dare dei sensibili segni di ripresa, come già accennato, con ricolonizzazione di antichi siti storici e colonizzazione di nuovi siti, e un aumento nel numero di osservazioni di giovani in dispersal e floaters, segni tutti di un miglioramento di tipo demografico. Questo farebbe pensare che l’intervento di sorveglianza ai siti riproduttivi portato avanti dal GTR possa avere belle reali conseguenze nella conservazione di questa specie, riducendo il fenomeno del prelievo dei pulli che di certo negli anni precedenti ha condizionato negativamente la sua demografia e quindi il suo stato di conservazione.

Stefania Merlino